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L’arte in Baviera – dal Barocco all’Avanguardia

Parola chiave: barocco

Dopo la guerra dei Trent’anni esplode nel paese una grande voglia di ricostruire con sfarzo, ricchezza ed effetti speciali. Chiese barocche o barocchizzate, ma anche residenze principesche testimoniano il desiderio di duchi e vescovi di voltare pagina, di riaffermare la validità del cattolicesimo di esaltare il proprio prestigio.
Barocca è dunque l’arte dell’assolutismo, religioso e politico. Senso religioso e voglia terrena di vivere costituiscono l’essenza dello stile. Ragione e sentimento, sensualità e misticismo traspaiono dalle opere, così ricche di contrasti, di movimento, di tensioni. Entrando in una delle tante chiese barocche, colpiscono le pareti bianche, luminosissime, l’assenza delle tipiche vetrate gotiche, le linee mosse e sinuose, i trionfanti altari che diventano teatri in cui le statue dei santi assumono tratti terreni. Il bianco trionfa anche all’esterno del luogo di culto, le cupole a cipolla troneggiano sui campanili, inconfondibili linee mosse caratterizzano l’intera architettura. Il barocco si adatta perfettamente alla cultura locale, tanto che viene adottato e trasformato in barocco bavarese. L’inizio è comunque italiano. Da lì arrivano i primi maestri (Enrico Zuccalli e Giovanni Anio Viscardi tra gli altri), e la prima opera compiutamente in quello stile, la Theatinerkirche di Monaco, è costruita per volere della duchessa Enrichetta Adelaide di Savoia richiamando chiaramente modelli romani. Tuttavia, in breve tempo si forma una scuola di artisti locali — talvolta famiglie intere di architetti, stuccatori, scultori, decoratori, che lavorano in strettissimo collegamento, quasi con l’obiettivo di abbattere le barriere tradizionali tra le varie espressioni artistiche che si emancipa dai maestri italiani e crea uno stile destinato a evolversi, verso il XVIII secolo, nel rococò, forse l’espressione più sublime e autentica del barocco locale. Protagonisti in terra bavarese sono i Dientzenhofer, attivi in Franconia, Alto Palatinato e Boemia; i fratelli Asam, Cosmas Damian ed Egid Querin, il primo architetto e pittore, il secondo stuccatore e scultore (formarono un team formidabile, anticipatore del rococò); Johann Michael Fischer; costruttore di numerose chiese e abbazie tra cui quella di Ottobeuren. Dominikus Zimmermann è l’artista del famoso santuario In der Wies, forse il ‘manifesto’ del rococò bavarese. Ma il nome più impegnativo tra tutti è Balthasar Neumann, eclettico architetto ed esperto ingegnere. Alla sua genialità dobbiamo 70 chiese e soprattutto la sfarzosa Residenz di Wurzburg. Abbellimenti rocaille di gusto francese si trovano nelle opere di Altes Residenztheatero a Monaco, momento assolutamente creativo per l’arte figurativa di questa regione.
La letteratura non registra nessun nome particolarmente noto. Tuttavia fiorisce una produzione letteraria specialistica, con trattati, testi mistici, prediche religiose.
Anche il teatro, generalmente di contenuto religioso ma non solo, ha un certo successo. Del periodo tardo-barocco e rococò sono l’Altes Residenztheater a Monaco e il Markgraflisches Opernhaus a Bayereuth, entrambi testimonianze della passione dei nobili del tempo per la finzione, che proprio allora si arricchisce di accompagnamenti musicali. La musica inizia dunque a far parte della vita culturale. Quasi ogni abbazia dispone di propri musicisti compositori, Monaco e le città vescovili vantano maestri di cappella e musicisti di talento, che eseguono in occasioni speciali i propri brani. I Lumi sono ormai alle porte. Sebbene l’Illuminismo non abbia avuto molta forza in Baviera, l’atmosfera culturale va comunque modificandosi: lo spirito laico, ispiratore delle secolarizzazione napoleonica, spazza via Controriforma e barocco.

Monaco metropoli europea dell’arte

Lo scenario artistico-culturale cambia totalmente con l’ascesa al trono di Luigi I (1825 -48) grande estimatore dell’arte classica. E così, ancora una volta, la Baviera fa dell’Italia il suo punto di riferimento. Monaco inizia la trasformazione in metropoli a livello continentale proprio grazie a quel re, che per lei ha precisi progetti, realizzati attraverso il suo architetto preferito, Leon von Klenze. E come il barocco aveva ispirato qualsiasi costruzione, così lo stile classicheggiante diviene imperativo per ‘rifare il look’ della capitale, dove strade, piazze, edifici rivelano la grande nostalgia per gli antichi modelli. Ma anche in altre parti del regno trionfa questo stile. Si pensi al Walhalla, monumentale tempio che ricorda il Partenone e che è dedicato agli eroi tedeschi, nei pressi di Ratisbona. Dopo questa fase classicheggiante, Monaco, in concomitanza con il successore di Luigi I, Massimiliano II, vive un periodo ricco di sfaccettature tipiche dello storicismo, che esalta e mescola elementi artistici del passato ponendo la monumentalità alla base di ogni costruzione, al di là del genio creativo stesso. Anche dal punto di vista letterario gli intellettuali bavaresi non producono nulla di particolarmente originale, confermando solo la passione per le scienze naturali e la storia. Intorno a metà XIX secolo nasce il termine Biedermeier, a indicare una tendenza borghese dell’arte: l’artista si chiude nel privato, nell’idillio personale, quasi a contrapporsi alla monumentalità delle costruzioni del periodo. A Massimiliano II succede Ludwig II, il “re folle” che dissangua le casse dello stato con la costruzione dei suoi fiabeschi castelli, realizzali negli stili più vari, dal neogotico al rococò. Alla monumentalità architettonica fa da contrappunto la musica di Richard Wagner, talmente maestosa da richiedere la costruzione di un teatro particolare (il Festspielhaus) a Bayreuth (1872-76).
Negli ultimi decenni del secolo, all’esaurirsi dello storicismo corrisponde l’affermarsi (li tendenze nuove, soprattutto in pittura; Franz von Stuck, pittore e a sua volta maestro dl pittori, pur non fondando nessuna scuola prepara la strada ai suoi discepoli ‘rivoluzionari’: Vasilij Kandinskij, Paul Klee, Franz Marc, Giorgio De Chirico. E, verso fine ‘800, qualcosa di nuovo è anche lo Jugendstil, la versione tedesca dell’Art Nouveau; il nome deriva da una rivista, Jugend cioè gioventù, che dichiara guerra a ogni forma di costrizione dell’arte e della vita. E il periodo d’oro delle riviste satiriche: nel 1896 viene pubblicato il primo numero del Simplicissimus, che mette alla berlina gli atteggiamenti della borghesia guglielmina del tempo.

L’avanguardia pittorica

Agli albori del nuovo secolo, il Novecento, Monaco e la Baviera diventano importanti punti di riferimento nella pittura moderna con l’affermarsi dell’Espressionismo. Nel 1911
un gruppo di artisti tedeschi e stranieri – tra cui Gabriele Mùnter,Alfred Kubin, Vasilij Kandinskij, Franz Marc — fondano l’avanguardistico «Der Blaue Reiter», il Cavaliere azzurro, due termini che ricordano il colore e il soggetto preferiti da Kandinskij e da Marc; e attirano altri artisti, tra cui Paul KIee. Il rapporto con la realtà cambia: si rifiuta la rappresentazione naturalistica e si ricerca il significato profondo delle cose, un nuovo modo di porsi nei confronti della natura. Ma il pubblico monacense reagisce negativamente, come pure la critica ufficiale che li considerava pazzi rivoluzionari.

Dall’arte di regime al design più d’avanguardia

Qualche anno più tardi, con Adolf Hitler al potere, queste stesse opere – e quelle dei dadaisti e degli esponenti della cosiddetta Neue Sachlichkeit (Nuova Oggettività) — sono definite «arte degenerata» ed esposte in un’apposita, omonima mostra allestita a Monaco del 1937. In compenso, il regime apprezza busti e ritratti di funzionari, tele con paesaggi naturalistici tedeschi e nudi di bellezze ariane. Ideali artistici e architettonici che non sopravvivono alla sconfitta del nazismo.
Il dopoguerra vede la gigantesca opera di ricostruzione, portata a termine in tempi relativamente brevi ma, talvolta, con esiti di dubbio gusto. Al posto degli antichi centri, imperniati intorno alla piazza del Mercato (Marktplatz), si edificano ampi spazi commerciali senza troppo badare al rispetto dell’antica fisionomia cittadina. Oppure si ricostruisce tenendo d’occhio il passato, ma in modo frettoloso, poco accurato. Il risultato sono Altstadt (centri cittadini) medievaleggianti che fanno intuire ben poco dell’antica struttura. Non si dimentichi, però, che alla fine del conflitto le principali città erano letteralmente rase al suolo; la priorità che si imponeva con urgenza era ricostruire senza perdersi in lunghe discussioni su quale stile fosse appropriato. E che la ricostruzione ha permesso di progettare ex novo una viabilità moderna, con ampie strade, circonvallazioni e adeguati parcheggi.
Anche dopo le radicali trasformazioni che la Germania ha conosciuto a cavallo del Duemila, Monaco è rimasta la capitale culturale del Land. Ciò che vi è proposto e lanciato diventa subito di moda Succede in campo letterario ma forse in maniera più significativa e riconoscibile, nell’arte nell’accezione più lata: design d’arredamento e di oggettistica, moda, cinema e televisione. Una riconferma del ruolo che ormai ha stabilmente assunto la città, non solo a livello regionale ma anche nazionale e internazionale, è giunta con l’apertura della Pinakothek der Moderne, straordinario museo dedicato all’arte, all’architettura e al design e, a distanza di pochi anni, del Museun Brandhorst. Altri spazi espositivi di grande livello, dedicati alle forme dell’arte dei nostri anni sono stati aperti in varie città della Baviera. Tra questi si segnalano soprattutto il Neues Museum di Norimberga, opera dell’architetto Volker Staab, e il Kulturspeicher di Wurzburg, dove un vecchio deposito del grano mirabilmente restaurato accoglie una collezione di arte concreta di assoluto livello.

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